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L’investimento migliore è l’investimento più adatto alle esigenze.

Spesso si sente discutere su cosa sia meglio investire per aver il miglior rendimento, se azioni o obbligazioni. Ciò farebbe supporre che esista un investimento che risolva tutti i problemi di sicurezza e rendimento in un certo periodo, solamente perché qualcuno prevede il suo andamento nel medio o breve periodo. Se statisticamente la domanda può avere una risposta, è però evidente che nessuno può prevedere con certezza cosa faranno i vari mercati nel tempo, per cui un approccio di questo genere è scientificamente  sbagliato perché, per l’investitore-risparmiatore privato, non esiste un investimento migliore di un altro, ma solo quello più adatto alle sue esigenze, alla sua specifica situazione patrimoniale ed ai suoi progetti futuri.

I migliori risultati per i clienti si hanno se si investe con metodo.

Ho parlato tempo fa di performance tecnica dei prodotti e performance commerciale, ma qual è il miglior modo per misurare la migliore performance per il cliente? Gli operatori del risparmio a volte evidenziano al cliente le performance ottenute dai fondi che propongono, per dimostrare la bontà del prodotto. Ma se il prodotto che viene proposto è rappresentato dalla professionalità del consulente, poco importa se un fondo è andato meglio di un altro: quello che importa è quando il consulente, sempre tenendo presente le esigenze dei clienti ed il corretto orizzonte temporale, ha indicato al cliente di investire in quel fondo.

Il miglior investimento è nel mondo.

Quando si tratta la gestione del risparmio dei clienti, le banche da una parte, per convenienza, e la poca conoscenza dei mercati internazionali da parte del cliente, dall’altra, spingono all’acquisto soprattutto di titoli italiani (siano essi titoli di stato, obbligazioni bancarie o corporate, piuttosto che azioni). Questa tendenza è legata alla maggior fiducia in ciò che, essendo italiano, ci dà l’impressione di essere più famigliare e vicino ai nostri valori, alla nostra lingua e quindi di conoscerlo meglio. I casi Parmalat, Cirio, ecc. ci dicono però che questo metro di giudizio non è corretto, ma l’atteggiamento di fiducia in ciò che è vicino a noi è molto radicata nella cultura italiana che è meno razionale e più emotiva di altre. Prova ne sia che l’italiano medio è più propenso a prendere come socio, assumere o raccomandare un parente o un amico piuttosto che uno sconosciuto, per quanto di valore sia. Come sappiamo questo è in genere deleterio.

Il valore della consulenza: la performance dei prodotti e performance commerciale.

Ho già parlato di quello che deve fare un professionista che lavora correttamente ed ha rispetto del cliente e delle regole. Voglio ora parlare del vero valore che un consulente può portare ai suoi clienti. Il vero valore è dato da due parametri: uno oggettivo, legato alla scelta degli strumenti e dei prodotti da includere nel portafoglio (Asset Allocation), ed uno soggettivo legato alla capacità, alla preparazione ed all’impegno profuso dal consulente nei confronti dei clienti.

Anche le obbligazioni sull’otto volante.

Come si sa la volatilità è la caratteristica principale dei mercati azionari ed è quella che ne definisce il rischio. Se però si è abituati a vedere i mercati borsistici salire e scendere in modo sensibile, ben anche con la tendenza ad una crescita che si manifesta con certezza nel lungo periodo, si è meno abituati a vedere oscillare i mercati obbligazionari. Questo è dovuto al fatto che generalmente i mercati del debito (quelli appunto obbligazionari) sono percepiti come più sicuri e stabili, anche perché in Italia è ancora molto diffuso l’investimento in titoli di stato che, anche se oscillano durante la loro vita, in genere vengono tenuti fino a scadenza, non percependo di fatto la loro volatilità ma solamente godendo del loro rendimento alla fine.

Il concetto di consulenza.

Le banche, si sa, sono orientate più a “collocare” prodotti d’investimento che a fornire una vera e propria consulenza. Questo orientamento alla vendita pura, ha creato un sacco di confusione su cosa sia in realtà la consulenza, cosa che si ripercuote, purtroppo, anche su alcuni promotori finanziari. La consulenza, va spiegato, non c’entra nulla con la capacità di trovare il prodotto più redditizio disponibile nel momento in cui si ha del denaro che non serve immediatamente (bisognerebbe comunque sempre considerare il rischio di cui spesso alcuni “si dimenticano”), o nel fare una sorta di gestione continua dei portafogli, per altro vietata dalla legge.

State tranquilli! I problemi dell’Irlanda non interessano i fondi di diritto irlandese!

Un cliente mi chiede se i problemi irlandesi, possono interessare i rendimenti dei suoi fondi che, la mia banca (tutte le banche Italiane hanno società di diritto Irlandese), effettua in Irlanda tramite società di gestione appositamente costituite in quel paese. Le banche irlandesi non hanno nulla a che fare con queste società. Il fatto che le gestioni siano in Irlanda non influisce sul'investimento, se non per il fatto che i fondi possono sfruttare dei benefici fiscali dovuti alla legislazione locale. Per questo, ormai da anni, la maggioranza dei fondi che fanno capo alle banche italiane sono così detti “di diritto irlandese” (una volta, quando l’Irlanda non era nell’UE, erano di diritto Lussemburghese).